Le migliori startup digitali al Techcrunch Italy

Iniziamo con le startup del settore sanitario, presentate il 26 e il 27 Settembre al Techcrunch Italy di Roma. L’obiettivo è quello di rendere la sanità più vicina alle esigenze della vita moderna. Ecco che allora le aziende digitali e tecnologiche provano a esplorare questo settore, e cercano di migliorare le condizioni di vita delle fasce più deboli e lo stile di vita di una società in affanno.

Uno dei software più quotati in assoluto nato dalla mente geniale di un giovane, Matteo Valoriani, laureando al Politecnico di Milano che è stato spinto da una sua amica operatrice sanitaria a pensare a qualcosa che potesse essere veramente utile per la società e per i più deboli. Ha ragionato sulle possibilità di interazione tra l’uomo e la macchina relativamente a una delle fasce più deboli tra le deboli: i bambini autistici, che vivono in un loro mondo e che faticano a comunicare ma che sono risultati piuttosto reattivi alle tecnologie. Da questa idea è nata la start up giovane made in Italy The Fifth Element Project, realizzata con il supporto di altri tre giovani talenti nostrani e che si basa sulla Kinect, la web cam Microsoft collegata alla consolle X Box, in grado di tradurre i movimenti registrati in immagini sulla tv.

Il genio di questi ragazzi ha saputo andare oltre il gioco, vedendoci delle potenzialità terapiche. Il videogioco realizzato dai tre (quasi) ingegneri è quindi totalmente interattivo ed è personalizzabile dal terapista sulla base delle specifiche esigenze, avendo anche il controllo remoto dei risultati che vengono memorizzati su un Cloud. Sono già due i centri che lo stanno testando e i risultati sembrano essere più che buoni e stando alle prime stime il prodotto dovrebbe entrare in commercio entro il 2014. Il mondo della tecnologia crede nelle nuove imprese e Microsoft BizSpark ha già ceduto gratis per due anni il servizio di Cloud, dando fiducia alle idee vincenti di questi giovani geni italiani.

Aenduo è invece un software pensato per gli anziani, si candida come valido sostituito all’assistenza domiciliare; Aenduo è un servizio di telemedicina che nella pratica avrebbe costi estremamente ridotti per la Sanità Pubblica. I macchinari di controllo dei parametri vitali del paziente trasferiscono i dati per via digitale a un Cloud al quale il medico curante ha sempre accesso e che sono dotati di un sistema di allarme quando questi superano una certa soglia per evitare inutili allarmismi in pazienti e medici curanti. Il prodotto è sotto studio all’Università La Sapienza di Roma che sta procedendo alla valutazione scientifica prima dell’entrata in commercio tra qualche mese, ha già ricevuto 100 mila euro di contributi a fondo perduto dalla finanziaria della Regione Lazio e una multinazionale americana ha già comprato il progetto della nuova impresa dei giovani talenti italiani. I nonni sono una risorsa e i nipoti hanno l’obbligo di garantire loro una vita quanto più bella possibile e se la tecnologia ci viene incontro, sfruttiamola e applichiamola senza paura, il futuro è adesso e passa anche attraverso questo. Uno strumento per garantire migliori servizi con budget sempre più ridotti.

La terza startup è nata dall’immaginazione di tre giovani italiani. SEM+, un touch plastico e pieghevole. Il mondo dell’elettronica è in continua evoluzione e quello che è nuovo oggi diventa vecchio domani. Partendo da questo presupposto, i tre giovani talenti nostrani, Furlan, Levi e Piovanelli (nessuno dei tre supera i 30 anni), hanno fatto le valigie e sono volati nella Silicon Valley, tempio mondiale dell’elettronica e della tecnologia per ricevere un finanziamento di un milione e mezzo di dollari. Per mettere in pratica idee vincenti come questa è necessario avere finanze immediatamente, prima che i grandi colossi dell’elettronica mondiale se ne avvantaggino. L’idea del monitor touch screen di terza generazione si è sviluppata all’interno della Scuola Italiana di Tecnologia di Genova dalla quale i tre hanno ricevuto la borsa di studio.

La start up Sem+ ha già cominciato a lavorare negli spazi dell’acceleratore Plug and Play Tech Center, in California, che ha anche finanziato in piccola parte il progetto ancora in fase di prototipo ma lo sviluppo sta procedendo a grandi passi.

La differenza sostanziale con i modelli di touch screen che usiamo di questi tempi sta principalmente nei materiali e nella composizione, perché se adesso sono realizzati in materiale rigido su più livelli, quello ideato dai giovani talenti italiani è in unico strato e in materiale gommoso siliconico che contiene dei principi ottici avanzati in grado di rilevare, oltre al contatto, anche la differenza di pressione. Solo da poco gli ideatori della start up Sem+ sono riusciti a depositare il brevetto a livello internazionale, vincendo anche un premio alla tappa europea della Intel Business Challenge, che prevede una fase finale mondiale all’Università Berkeley in California.

L’obiettivo di questi ragazzi non è cominciare una produzione autonoma degli schermi, perché costerebbe troppo, ma perfezionare l’idea per poi vendere il brevetto a una grande casa elettronica in grado di utilizzarla prima che lo facciano i grandi colossi. Le applicazioni ancora non sono chiare, ma questo sistema potrebbe trovare grande spazio nell’ambito della biomedicina o dello smart apparel, quella grande rivoluzione nel modo di vestire che prevede abiti intelligenti che vestono come guanti.

L’ultima startup che ti presentiamo è la vincitrice GiPStech, già finalista alla business plan competition Start Cup Calabria. Gipstech si è aggiudicata una delle più importanti competizioni italiane dedicate alle imprese digitali Tra le altre finaliste Aenduo – telemedicina, Bauzaar – e-commerce, Bemyeye – crowdsourcing; Fluentify.com – learning, Pathflow – marketing; Sportboom – sport&web, Vivocha – customer relationship management, si è aggiudicata un premio di 10 mila euro e un pacchetto di visibilità da 40 mila euro offerti dal gruppo Populis, che vanta un network di oltre 500 siti web, e due biglietti per il TechCrunch di San Francisco. La start up, fondata da Gaetano D’Aquila, Giuseppe Fedele e Matteo Faggin, propone una tecnologia per la geolocalizzazione indoor, un sistema simile al gps, ma in grado di funzionare in ambienti chiusi (dove il gps non funziona), offrendo una precisione al metro, (il Wi-Fi arriva a 5 metri), attraverso un algoritmo che registra segnali geomagnetici.

L’esempio di questi ragazzi dimostra che il nostro Paese è ricco di idee vincenti provenienti anche e soprattutto dai giovani talenti di casa nostra!!!

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